Rumors and..quasi news

 

 

2.1. Budget di Horizon 2020

Sempre più ricorrenti sono le voci di una riduzione del budget di 80 Miliardi Euro proposto dalla Commissione Europea per il prossimo Programma Quadro della Ricerca Europeo Horizon 2020 (H 2020).  Il Parlamento Europeo pare tuttavia determinato a sostenere la propria originale richiesta di un innalzamento di tale budget a 100 Miliardi di Euro, mentre il Consiglio Europeo, sotto la pressione di alcuni Paesi soprattutto del Nord, intenderebbe richiedere, per tutti le voci del bilancio europeo, una riduzione indiscriminata e proporzionale in modo da garantire una riduzione di qualche punto percentuale dell’intero prossimo MFF- Multiannual Financial Framework.  Non mancano neppure voci di alcuni Paesi intenzionati a richiedere una diminuzione fino a 40 Miliardi di euro per H 2020.  In alcuni ambienti del Parlamento si inizia quindi a ventilare l’ipotesi che, a fronte di una possibile precisa richiesta del Consiglio di una consistente riduzione del budget di H 2020 sotto gli 80 Miliardi, il Parlamento possa rigettare il MFF nel suo complesso, portando così l’UE in un regime di amministrazione annuale.

 

 

 

2.2. La settimana della sfida sociale

Rispetto alla proposta originale della struttura di Horizon 2020 che prevedeva, nel terzo pilastro, l’identificazione di 6 sfide sociali, pare ormai certo che esse diverranno 7.  A una prima lettura delle nuove proposte, l’inserimento della 7 sfida sociale appare come un semplice divisione dei temi già inclusi nella sesta.  Lo scorporamento dei temi della “sicurezza” da quelli della “società innovativa ed inclusiva” è stato, invece, frutto anche delle pressioni finalizzate ad ottenere per i Beni Culturali (e per le tecnologie a loro dedicate) un maggior peso autonomo (non legato quindi solamente, come concepito nella prima proposta della Commissione, al bisogno della loro tutela dai rischi derivati dai cambiamenti climatici).  Le pressioni tedesche per ottenere una “sfida sociale” esclusivamente dedicata alla “sicurezza” e quella italiana per tutelare maggiormente i beni culturali, paiono così convergere verso una definizione della sesta sfida più specificamente focalizzata su temi socio-culturali e della settimana esclusivamente dedicata alla sicurezza.

 

 

2.3. Ricerca e pesca

 La riforma della Politica Comune della Pesca e' entrata nella sua fase cruciale che si concluderà a fine anno. La pesca e' un argomento complesso che ben rappresenta le problematiche di interazione tra politica-industria-ricerca che possono essere rappresentate ad esempio in termini dell'approccio eco-sistemico alla gestione delle risorse, della salvaguardia degli interessi delle realtà economiche e la cooperazione internazionale nella gestione dello spazio marittimo.

Al momento sono sul tavolo della discussione alcuni aspetti fondamentali per il coinvolgimento della ricerca: la definizione della pesca artigianale, il fermo biologico, l'obbligo dei rigetti.  Aspetti che coinvolgono lo sviluppo di tecnologie e attrezzature di pesca, sistemi osservativi e modellistica, supporto alla vigilanza e gestione. Alcune decisioni politiche potranno quindi influenzare gli obiettivi e la distribuzione dei fondi comunitari dedicati alle attività di ricerca, sia nel prossimo Horizon 2020 che nel Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca.
Il CNR partecipa attivamente alla discussione con la Rappresentanza presso la UE e dalla metà del 2012 anche attraverso un tavolo informale costituito a Bruxelles con Federpesca e Associazione Pescicoltori Italiani in diretto contatto con la Commissione Pesca.

 

 

2.4 Verso la semplificazione delle regole di partecipazione in H 2020

La Commissione Europea, allo scopo di incentivare la partecipazione di piccole e medie imprese ad Horizon 2020 e di ridurre gli errori nelle rendicontazioni dei costi (verificatisi numerosi nei precedenti Programmi Quadro), ha proposto di semplificare le regole di partecipazione. In particolare, due ipotesi paiono interessanti: 1) i costi indiretti potrebbero essere determinati semplicemente applicando una quota fissa pari al 20% di quelli diretti, 2) la percentuale di rimborso (70% per progetti “vicino al mercato”, 100% altrimenti) uguale per tutti i partecipanti in funzione esclusiva all’obbiettivo del progetto e non dal tipo di attività (in FP7 era, invece, 50% per progetti dimostrativi, 75% per quelli di ricerca e sviluppo, 100% per supporto e coordinamento).

La Commissione ha giustificato i valori delle nuove percentuali di rimborso derivandoli da simulazioni effettuate da ipotetici partecipanti appartenenti a differenti categorie; simulazioni che vengono tuttavia, da più parti, considerate non attendibili.  Le critiche più decise provengono soprattutto dalle organizzazione dotate di grandi e costose infrastrutture e da quelle che hanno maturato grande esperienza nel calcolo degli effettivi costi indiretti (che vorrebbero continuare ad usare il metodo attuale “full cost”).  Il dibattito sul tema "Semplificazione per chi? per la Commissione o per i beneficiari?" è tuttora molto aperto.  Al momento le proposte integrative del Consiglio e Parlamento vertono sull' aumento della percentuale per i costi indiretti, sulla possibilità di poter scegliere il metodo di rimborso dei costi indiretti (quota fissa o meno), sulla opportunità di assegnare alle organizzazioni no-profit (come è, ad esempio, il CNR) un rimborso sempre pari al 100%, indipendentemente dall'obiettivo del progetto.